Pubblico impiego e nullità del contratto a termine: determinazione del risarcimento


In materia di pubblico impiego, per il dipendente a termine non c’è la perdita di un posto di lavoro, pertanto il richiamo alla disciplina del licenziamento illegittimo e quella del regime indennitario in caso di contratto di lavoro a tutele crescenti, è incongruo. Invece, si può fare riferimento alla disciplina sul risarcimento del danno in caso di illegittima apposizione del termine.


È quanto affermato dalla Corte di Cassazione pronunciandosi sul caso di una lavoratrice pubblica che, all’approssimarsi del giorno di scadenza del contratto a termine, non le era stata consentita la proroga perchè in astensione obbligatoria per maternità. Pertanto, chiedeva la nullità dei termini apposti ai contratti stipulati, con conversione del rapporto di lavoro e che il datore di lavoro fosse condannato al pagamento delle retribuzioni maturate a far data dall’illegittimo licenziamento. In subordine chiedeva che il contratto a termine fosse prorogato per 36 mesi con reintegra della lavoratrice e il pagamento delle retribuzioni da illegittimo licenziamento; in ulteriore subordine che il datore di lavoro venisse condannato al risarcimento dei danni.
In primo grado, i Giudici ritenevano illegittima l’apposizione del termine ai contratti e condannavano il datore di lavoro al pagamento di una somma a titolo di indennità, applicando in via analogica l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori.
Con ricorso in Cassazione, il datore di lavoro sostiene che, erroneamente, nella qualificazione del danno, la Corte si sarebbe rapportata al cit. articolo 18, mentre avrebbe dovuto richiamare il parametro di cui all’art. 32, co. 5, della L. n. 183/2010.
Al riguardo, la Corte di Cassazione ha affermato che, per la determinazione del risarcimento del danno deve applicarsi il menzionato art. 32 che prevede per l’ipotesi di illegittima apposizione del termine al contratto a tempo determinato nel settore privato che “il giudice condanna il datore di lavoro al risarcimento del lavoratore stabilendo un’indennità onnicomprensiva nella misura compresa tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto…”.
In materia di pubblico impiego, per il dipendente a termine non c’è la perdita di un posto di lavoro, pertanto il richiamo alla disciplina del licenziamento illegittimo e quella del regime indennitario in caso di contratto di lavoro a tutele crescenti, è incongruo. Invece, si può fare riferimento alla disciplina sul risarcimento del danno in caso di illegittima apposizione del termine.

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